Gli effetti dello yoga negli stati di ansia e attacchi di panico

L’ansia e gli attacchi di panico intrappolano in situazioni dove le reazioni dell’organismo, della mente e della psiche  portano ad un dispendio di energie inutile e dannoso. 

La regolazione di tutte le reazioni-sintomatologie descritte in precedenza, dipendono da un disequilibrio nel sistema nervoso, simpatico ( la parte che si occupa di rendere il corpo pronto a reagire agli stimoli) e parasimpatico ( la parte che governa il corretto funzionamento degli organi involontari). 

Lo yoga agendo sull’intero sistema neurovegetativo può aiutare a riportare equilibrio nelle situazioni di stress che si originano durante l’ansia e il panico.

In primis, lo yoga può aiutare a influenzarne l’attività del sistema parasimpatico, dove la respirazione ha un ruolo fondamentale nell’innesco del circolo vizioso che porta al panico (BLOCCO RESPIRATORIO). 

Attraverso una grande varietà di tecniche di Pranayama si possono fornire al corpo quantità sufficienti di ossigeno e prana ( energia vitale)  e quindi andare ad abbattere i blocchi emotivi e mentali riportando un adeguato flusso di energia.

Fare imparare tecniche di respirazione controllata e consapevole, oltre ad avere effetti sulla funzionalità dell’organismo, può aiutare ad imparare a rilassarsi, stabilizzarsi e creare un distacco mentale rispetto agli avvenimenti che si stanno verificando intorno. Chi riesce a concentrarsi veramente e consapevolmente sul conto dei respiri, come può pensare ad ansie e paure?

Anche le Asana possono portare a buoni risultati, ma solo se praticate con attenzione e concentrazione; infatti da un lato rinforzano il corpo, sbloccano tensioni fisiche  e rendono meno rigidi, contribuendo ad imparare a gestire gli stadi di CONTRAZIONE MUSCOLARE. Dall’altro lato aiutano ad avere una maggiore percezione del proprio corpo e quindi una maggiore accettazione di sé, delle proprie sensazioni sia fisiche che emotive. Ne deriva nel complesso l’effetto di aumentare la sensazione di benessere psicofisico.

La mia esperienza

La mia personale esperienza con alcuni allievi  mi ha permesso di verificare quanto in effetti può efficace può essere un approccio con lo yoga nei casi di ansia e di attacchi di panico.

Ritengo che prima di tutto sia  importante entrare in una buona relazione con l’allievo che si rivolge  a noi inseganti per affrontare le sue patologie ansiogene con la pratica dello Yoga, in particolare se non ha mai avuto occasione di praticarlo.

E’ necessario un percorso graduale e una conoscenza di ciascun individuo per un lavoro più in profondità.

Le lezioni di gruppo possono essere utili a livello introduttivo per far capire cosa è lo Yoga, come si sviluppano le lezioni, come si fa rilassamento.

Credo che però un approccio più ad hoc, con incontri anche individuali con l’alunno, permetta di modulare meglio il programma da eseguire in base ai suoi progressi e alle sue reazioni.

Ogni persona ha le proprie caratteristiche e i suoi tempi e proprio in situazioni di criticità credo che un buon approccio di aiuto in senso yogico debba portare l’insegnante il più possibile in sintonia con il suo allievo.

Infatti gli incontri più produttivi in queste situazioni, per l’allievo e per me, sono quelli individuali dove oltre alla pratica si può lasciare spazi di condivisione e di confronto.

Per quanto riguarda l’ansia, ritengo sia importante mettere l’allievo in condizione di capire che questa sensazione non debba essere debellata, ma anzi, debba essere conosciuta. La persona ansiosa ha bisogno d’imparare a lasciarsi andare senza credere che la paura, l’ansia possa travolgerla.

I passi principali di sviluppo sono :

1° passo: prendere maggiore consapevolezza del proprio corpo e delle sue reazioni, imparare a conoscerlo;

2° passo: capire il processo respiratorio e gradualmente, ritornare ad accettarlo e governarlo;

3° passo: lasciare andare le tensioni psico-fisiche, imparando a rilassarsi da un rilassamento più fisico ( magari nelle prime sessioni) a un rilassamento più completo e profondo, attraverso il pranayama fino a Yoga Nidra.

Punti di attenzione

Bisogna fare accettare all’alunno, ma prima di tutto accettare noi insegnanti, che il percorso non dà effetti nel breve tempo; ci possono essere magari da subito dei segnali di progresso, utilizzando tecniche di respirazione semplici in fase di inizio crisi ( es. con Ujjiay, o la respirazione addominale). Tuttavia è la costanza nella pratica, anche quotidiana, di alcuni semplici esercizi che può portare l’alunno a miglioramenti. Partire con piccoli passi dove ci si sente sicuri e con obiettivi che si riescano a raggiungere con piccoli sforzi.

Altro ingrediente importante è comunque la reale disponibilità dell’alunno ad affrontare la sua “malattia” anche attraverso lo Yoga. La guarigione viene dall’alunno e non dall’insegnante che ha la funzione più di indirizzare, illustrare, sostenere.

Infine, fondamentale verso persone con disagi così subdoli, quali l’ansia e gli attacchi di panico, è la nostra attenzione a metterli a loro agio, accoglierli e sostenerli anche nei loro piccoli  e graduali progressi. E se a un certo punto si allontanano dagli incontri periodici, sapere di avere messo almeno un seme che può poi fiorire, quando lui lo vorrà veramente.

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